“Subappalti tossici” ai Musei di Trieste, il “Comune tace”. Sindacato ancora contro la Coop Cristoforo
Dal territorio

“Subappalti tossici” ai Musei di Trieste, il “Comune tace”. Sindacato ancora contro la Coop Cristoforo

Feb 9, 2026

Filippo Caputo denuncia: “Da 10 mesi carenze e angherie nella gestione appaltata dei Civici Musei di Trieste alla coop Cristoforo: Basta subappalti padronali, Comune immobile, pronti a scioperi”

Sono ormai 10 mesi che il sindacato Fesica Confsal denuncia tutta una serie di gravi carenze nella gestione dei Civici Musei triestini, il cui appalto, vinto dal C.N.S. (Consorzio Nazionale Servizi) di Bologna, è stato quindi da questo ceduto in “sub-appalto” alla Cooperativa sociale “Cristoforo” di Pontassieve (FI), con il risultato di ripetuti episodi di mal funzionamento del servizio e inaccettabili pressioni e angherie nei confronti dei lavoratori.

Nei fatti – come è evidente fin dall’inizio di questa triste esperienza – ci troviamo ora di fronte a una cooperativa che si dichiara “sociale” ma, in realtà, è solo padronale, e nel modo più pesante. Una società che, tra l’altro, non rispetta alcune norme contrattuali e di legge né i chiari indirizzi in materia di giusta remunerazione del lavoro espressi dalla Cassazione, per di più non volendo neppure instaurare le dovute relazioni sindacali con la Rsa (Rappresentanza sindacale aziendale) motivo per cui nelle scorse settimane abbiamo dovuto portare la “Cristoforo” davanti al Giudice del Lavoro del quale stiamo ora attendendo la relativa sentenza.

Su tutta questa vicenda, e su ogni singolo aspetto delle molteplici disfunzioni rilevate, abbiamo inviato da tempo al Comune di Trieste e ai suoi diversi organi, politici e tecnico-amministrativi, dall’assessore competente ai massimi dirigenti responsabili – e tuttora stiamo procedendo in tal senso –, tutte le necessarie, numerose, puntuali e circostanziate segnalazioni. Abbiamo più volte ascoltato le opinioni e messo in atto taluni prudenti consigli sia dell’Assessore Giorgio Rossi sia del direttore generale e dell’area cultura dott. Lorenzut… Ma il risultato, fino a oggi, si può misurare nei termini di uno “zero assoluto”!  E ciò mentre le voci di corridoio continuano a riferire di una cooperativa non all’altezza di una gestione efficace del mondo museale, quale una “città turistica” di livello come Trieste invece meriterebbe e necessiterebbe. Siamo arrivati al punto che molti ormai cominciano a dire che era addirittura più efficiente, sotto il profilo dell’organizzazione, la controversa e discutibile gestione precedente (della Euro&Promos di Udine) !

Ma intanto dal Comune continuano a non arrivare risposte o prese di posizione che abbiano un’impronta di concretezza decisionale e operativa.

Su pressione del nostro sindacato, effettivamente, si è recentemente riunita la competente Quinta Commissione consiliare presieduta da Manuela Declich, ma con minimi risultati, anche a causa della deliberata assenza della principale parte in causa, la Cooperativa “sociale” “Cristoforo” che ha volutamente snobbato l’incontro, specificamente indetto per affrontare il tema “musei” da un organo che è diretta espressione della maggiore Assemblea rappresentativa della Città di Trieste (il Consiglio Comunale); configurando con questa assenza un atteggiamento di disprezzo per le nostre istituzioni da ritenersi di assoluta gravità! Eppure non ci risulta – o almeno non ne siamo a conoscenza – che un qualche provvedimento sia stato preso in merito dal Comune, principale titolare dell’appalto e responsabile del suo andamento.

Alla riunione erano invece presenti tutte le parti politiche, di maggioranza e di opposizione, i sindacati, l’Assessore Rossi, il direttore generale Lorenzut assieme ai dirigenti della Cultura dott.sse Locci e Velise. Ognuno è intervenuto per il proprio ruolo, eccezion fatta per il silenzio di chi avrebbe invece una gran parte di responsabilità nel contesto specifico, ovvero il direttore generale e le figure “tecniche” presenti.

Non possiamo, a questo punto, sottrarci al dovere di stigmatizzare come anche in sede comunale molte delle nostre segnalazioni non risultino essere state prese in carico e debitamente controllate, né che sia mai stata formulata una risposta scritta a tali nostre denunce, comprese quelle inviate all’Ufficio Legale del Comune; e ciò mentre ci risulta che una risposta sia stata in realtà predisposta dall’Avvocatura comunale ma “dorma” da tempo sulla scrivania del Direttore generale. E ciò oltre al fatto che, come detto, non risulta – o perlomeno non è noto – che una qualche misura sia stata adottata nei confronti della “Cristoforo” per la sua grave, riprovevole e provocatoria assenza dalla riunione in Consiglio del 23 gennaio u.s. 

Stante tale situazione, e in assenza di novità concrete di segno diverso, appare evidente come nessuno in realtà voglia prendersi la propria responsabilità e pertanto si starebbe giocando una sorta di partita a ping pong tra i tecnici comunali e la parte politica…

La Fesica–Confsal, nel sottolineare innanzitutto la necessità di una nuova normativa sugli appalti, in special modo riguardo agli Enti pubblici, ritiene che sarebbe ora di farla finita con questi appalti “mascherati” che poi si trasformano in “sub-appalti” di fatto, trasferiti a cooperative senza esperienza che provocano, in assenza degli opportuni controlli, situazioni di malservizio e di conflittualità permanente, con gestioni pressapochistiche e caotiche, disparità fra dipendenti,  trattamenti discriminatori, minacce a chi si ribella per far valere i propri diritti, con multe sospensioni, licenziamenti.

Ci chiediamo quando la politica finirà di esternalizzare i servizi pubblici (e soprattutto quelli ritenuti “essenziali”!) creando lavoratori di “serie a” e di “serie b”? Oltre che chiedere il “minimo salariale”, va detto che la questione dei “dipendenti poveri” si risolverebbe se la politica la finisse di indire appalti per risparmiare sulla pelle dei cittadini lavoratori ! E’ dunque necessario e urgente intervenire a livello nazionale, anziché guardare solo agli interessi dei grandi capitali e dei “paperoni” del mondo; poiché, oltre allo stipendio povero, gli “ultimi” del mondo del lavoro devono anche e sempre più sopportare angherie, discriminazioni, minacce. Basta, innanzitutto, con gli appalti pubblici che creano poveri da mantenere poi con altre forme di assistenzialismo! La Costituzione della Repubblica Italiana – con cui tanti si sciacquano la bocca a sproposito – postula con estrema chiarezza la necessità di un compenso dignitoso a ogni lavoratore (Art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”). Quindi ?  Di che cosa, e in che modo, si stanno occupando i nostri politici in merito a queste emergenze sociali ?

Intanto, sul nodo specifico sembra che, dopo il “buco” della prima, si voglia fare prossimamente un’altra riunione. Ma noi vi intravediamo, in realtà, una volontà sotterranea di dilazionare il tutto, prendendo (e perdendo!) tempo, mentre i partiti cominceranno a pensare alle prossime elezioni (comunali e non solo…) e qualcuno degli attori principali di questa vicenda intanto terminerà il proprio mandato o andrà in pensione o concentrerà l’attenzione su altre questioni…

Con delusione e rammarico, avvisiamo però tutte le parti in causa che ogni pazienza e ogni “gentlemen agreement” hanno dei limiti e la prospettiva, ancorché non desiderata, di andare a una forte contrapposizione, con stato di agitazione, manifestazioni e nuovi scioperi nei musei e ogni altro strumento di lotta consentito dalla legge, è ormai alle porte. Sappiamo che per il sindacato e per i dipendenti non sarà una passeggiata, ma il nostro credo sociale e la dignità di ogni singolo lavoratore ce lo impone.