G20 di Catania, la sintesi della Dichiarazione finale dei Ministri del Lavoro

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G20 di Catania, la sintesi della Dichiarazione finale dei Ministri del Lavoro

La Dichiarazione finale dei Ministri del Lavoro del G20 affronta i tre temi che la Presidenza Italiana ha voluto mettere al centro della riflessione e del dibattito dei lavori di quest’anno: l’adattamento dei sistemi di protezione sociale ai mutamenti in atto, la regolamentazione di forme di lavoro sempre più diffuse come quello da remoto e quello tramite piattaforme digitali, l’occupazione femminile e le disparità di genere nel mercato del lavoro.

Si è conclusa a Catania la Riunione dei Ministri del Lavoro G20 con l’approvazione della Dichiarazione finale che affronta i tre temi che la Presidenza Italiana ha voluto mettere al centro della riflessione e del dibattito dei lavori di quest’anno:

  • l’adattamento dei sistemi di protezione sociale ai mutamenti in atto;
  • la regolamentazione di forme di lavoro sempre più diffuse come quello da remoto e quello tramite piattaforme digitali;
  • l’occupazione femminile e le disparità di genere nel mercato del lavoro.

Per quanto riguarda la protezione sociale, la crisi innescata dalla pandemia COVID-19 ha evidenziato come vi siano ancora diversi gruppi sociali che non hanno una adeguata rete di sicurezza contro il rischio della disoccupazione: lavoratori a termine, lavoratori autonomi a basso reddito, ma anche lavoratori informali e migranti. Per rendere i sistemi di sicurezza sociale più reattivi e flessibili in caso di crisi, ma anche sostenibili, adeguati e universali, i Ministri del Lavoro hanno convenuto sulla necessità di espandere la copertura dei sistemi contributivi ma anche di rafforzare il sistema di tutele di base, al fine di ridurre le persistenti disuguaglianze economiche e sociali e rafforzare la coesione sociale. In un contesto nel quale le necessità delle famiglie sono in continua evoluzione, sarà importante estendere a tutti i cittadini l’accesso a diritti basilari – come la scuola e la salute – ma anche ad altre forme di sostegno, come un reddito di base garantito. Infine, viene ribadito il ruolo centrale del lavoro come chiave per l’inserimento sociale degli individui, e quindi la necessità di accompagnare alle misure di sostegno socio-economico misure di reinserimento lavorativo per consentire alle persone di realizzare le proprie aspirazioni sociali e lavorative.

Lo smart working ha consentito di salvaguardare la continuità di molte attività economiche, nel pubblico e nel privato. I Ministri del Lavoro ne hanno riconosciuto le potenzialità, in particolare la possibilità per lavoratori e lavoratrici di conciliare il lavoro con la vita privata, ma hanno anche richiamato l’esigenza di garantire pari tutele e opportunità rispetto ai lavoratori in presenza e, soprattutto, il cosiddetto diritto alla disconnessione. Infine, per quanto riguarda il lavoro tramite piattaforma, i Ministri hanno sottolineato la necessità di proseguire nello scambio di buone pratiche e di continuare ad impedire che un’erronea classificazione dei lavoratori ostacoli il loro accesso alle tutele garantite al lavoro subordinato.

Ed ancora: Più posti di lavoro per le donne e di migliore qualità, senza discriminazioni salariali di genere. È questo il principio sancito da una Dichiarazione che vuole andare oltre l’obiettivo di ridurre il gap nella partecipazione al mercato del lavoro del 25% entro il 2025, fissato a Brisbane nel 2014 dai Leaders del G20, per promuovere invece l’occupazione femminile tout court, con particolare attenzione alla qualità del lavoro e alla eliminazione del divario retributivo di genere.

Nel corposo allegato al documento, i Ministri del Lavoro, hanno sottolineato la necessità di un approccio multidimensionale alle differenze di genere, che parta da una lotta agli stereotipi – anche in ambito educativo –, riduca la sproporzione nel lavoro di cura svolto dalle donne rispetto agli uomini ed affronti il problema della segregazione orizzontale e verticale del mercato del lavoro.

Il video delle dichiarazioni del ministro del lavoro italiano