Conversione del contratto di lavoro intermittente, il chiarimento dell’INL

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Conversione del contratto di lavoro intermittente, il chiarimento dell’INL

La sanzione della conversione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro a chiamata scatta solo quando manca la valutazione dei rischi delle specifiche mansioni svolte da tali lavoratori. Il fatto che i «lavoratori intermittenti» non siano citati espressamente nel Dvr (documento di valutazione dei rischi), infatti, non è sufficiente a provare la mancata valutazione dei rischi, cui è associata la sanzione.  Lo precisa l’ispettorato nazionale del lavoro nella nota n. 1148/2020, con placet del ministero del lavoro (nota prot. n. 13037/2020). 

La disciplina sul lavoro intermittente (o a chiamata) prevede, tra l’altro, il divieto del ricorso a tale tipologia di prestazioni per quei «datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi» (art. 14, comma 1, lett. c, dlgs n. 81/2015), pena la conversione in rapporto di lavoro dipendente a tempo pieno e indeterminato. 

L’Inl interviene sull’applicabilità di tale sanzione non solo nei casi di totale assenza del Dvr, ma anche quando lo stesso Dvr, pur presente, risulti però carente della specifica sezione dedicata ai lavoratori a chiamata. 

E lo fa con una lettura coordinata del citato art. 14, comma 1 lett. c, del dlgs n. 81/2015 con la disciplina sulla valutazione dei rischi, dettata agli artt. 28 e seguenti del T.u. Sicurezza (dlgs n. 81/2008). La valutazione, effettuata dal datore di lavoro, deve riguardare tutti i rischi, inclusi quelli connessi allo specifico tipo di contratto di lavoro e va rielaborata in occasione di modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro significative per la salute e sicurezza dei lavoratori. Ciò può avvenire con l’assunzione di lavoratori intermittenti per i quali, in ragione della discontinuità del rapporto, si pongono problemi inerenti, in particolare, l’adempimento degli obblighi di formazione e informazione. Richiamando la giurisprudenza (Cassazione n. 5241/2012), l’Inl ritiene che, di norma, il Dvr deve contenere specifiche indicazioni per le tipologie contrattuali diverse da quella «comune» (cioè del contratto subordinato a tempo indeterminato), quanto meno tese a escludere i rischi alle stesse pertinenti e a prevedere le modalità per l’attività di formazione e informazione. Il Dvr, tuttavia, non può ritenersi incompleto solo perché privo del dato formale (cioè della specifica sezione dedicata ai lavoratori intermittenti), se i relativi rischi (connessi alle specifiche mansioni cui i lavoratori sono adibiti) risultano individuati, valutati e classificati, unitamente alle misure di prevenzione e protezione. 

[Tratto da ItaliaOggi ediz. odierna]