Rappresentanza sindacale, Fesica Confsal: “I lavoratori non meritano questo deficit di democrazia”

Non hai ricevuto la carta servizi Fesica Confsal 2019? RICHIEDILA SUBITO! Ecco come…
20 Settembre 2019
Approfondimenti. ll lavoro a termine costa di più all’azienda
23 Settembre 2019

Rappresentanza sindacale, Fesica Confsal: “I lavoratori non meritano questo deficit di democrazia”

“Una convenzione per la misurazione e la certificazione della rappresentanza sindacale nel settore privato che esclude molte altre organizzazioni sindacali, decapita i semplici criteri di democrazia e mortifica i lavoratori e la loro libertà di essere rappresentati”.

Comincia così una nota stampa diramata dalla segreteria generale della Fesica Confsal, una delle federazioni della Confsal, – la Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori esistente in Italia dal 1979, – a seguito dell’accordo tra Inl, Inps, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, che prevede che proprio l’Inps abbia il compito di “pesare” la forza della rappresentanza dei sindacati attraverso la valutazione di un mix tra iscritti e voti nelle elezioni delle Rsu.

“Senza entrare nel metodo di calcolo stabilito, ci stupisce come nel nostro Paese – spiegano dalla Fesica Confsal –  continui ad essere diffusa quella cultura della triade che riesce persino a plagiare l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e determinare che è la sola Confindustria a rappresentare le imprese italiane. La sottoscrizione di quell’accordo che  esclude a priori le altre sigle sindacali è la dimostrazione di tutto ciò e rappresenta per i migliaia di iscritti alle altre OO.SS il segno tangibile della volontà di esclusione. Ci sorprende – continuano dalla Fesica Confsal – come ministri come Nunzia Catalfo, che abbiamo incontrato in diverse audizioni, come in altre occasioni istituzionali, pur mostrando  una certa apertura a tutti i sindacati dei lavoratori, abbia legittimato questo metodo d’esclusione oltre quella dell’opportuna ‘conta’”.

“La rappresentanza va misurata democraticamente; vorremmo che l’Italia non si allinei a paesi – dove vige una certa dittatura sindacale – meno sviluppati e civili del nostro, ma punti ad aprirsi, ascoltare e condividere iniziative così importanti anche con chi rappresenta diversamente milioni di lavoratori ed ha una visione disuguale e meno ideologizzata della triplice sui temi che riguradano la rappresentanza, le tutele, i contratti, il welfare.  Vanno garantite pari opportunità, oggi più che mai bisogna riconoscere che, in certe sedi, la penalizzazione di diverse sigle sindacali equivale a siglare quel deficit di democrazia che i lavoratori in primis non meritano”.